Fulvio Pucci

Nasco a Livorno nel 1974, dove attualmente vivo e lavoro.

Da sempre dimostro una grande passione per il disegno e la pittura trasmessa dalle continue esperienze e influenze condivise con il padre. L’esperienza artistica livornese mi porta ad affrontare i temi tradizionali della pittura macchiaiola con pittura dal vivo dei paesaggi toscani che lo istruiscono ad analizzare la forma e gli spazi che il colore contiene nelle oramai continue pennellate macchiaiole. Appagato in parte nelle mie opere decido di approfondire da autodidatta la mia cultura pittorica ed artistica studiando i pittori delle avanguardie e sperimentando un’interpretazione personale del mio desiderio artistico.

Il tessuto sociale della mia città, ricca di esperienze artistiche, mi porterà a confrontarmi continuamente e a trovarmi coinvolto in una condizione che mi vede protagonista.

Il mio carattere deciso e la passione per la sperimentazione fanno sì che mi dedichi all’arte al di fuori degli schemi convenzionali, indagando in modo continuativo e costante sulle mie personali tecniche pittoriche, che mi portano ad avere una padronanza della tecnica e dei colori e ad associarla ad una inevitabile riflessione umana e sociale.

Esordisco come pittore con “Con fini di spazio” un progetto che deriva dall’analisi delle mie precedenti esperienze pittoriche e arrivo a realizzare il mio pensiero e le mie intenzioni attraverso un unico prodotto pronto ad essere esposto.

Quei confini che si generano tra elementi di diversa appartenenza grafica e la loro voluta semplificazione si fondono in un’unica interpretazione più profonda dei soggetti stessi.

Le figure sono intese immortalate, sia nella loro comprensione di movimento o di esclusiva staticità e provano a consegnarsi a chi guarda con un linguaggio personale e soggettivo che da una parte ne semplifica ed alleggerisce la visione per tutti e riconduce comunque l’occhio umano a qualcosa di conosciuto, ma che dall’altra ne vorrebbe mettere in risalto i suoi contenuti più essenziali del pensiero legato al soggetto stesso e della sua condizione.

Questa prerogativa di rappresentazione delle figure delinea una voluta realizzazione dei soggetti che in una certa maniera perdono una dimensione ma che tentano di riacquistarla nella loro realizzazione astratta, sia nella forma che nello spazio, cercando di metterne in evidenza il significato vero e allo stesso tempo offrendo un messaggio di assoluto.

Così facendo le figure appaiono sospese, collocate in una visione di spazio e di tempo immobile, in cui l’interpretazione del soggetto assume una condizione onirica, angelica e visionaria. Vogliono essere personaggi di un mondo di appartenenza parallelo, reale e similare al nostro ma con significati più pieni in quanto liberi dalle condizioni che inquinano il metro di giudizio di ognuno di noi.

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